Giunti a questo punto
si può cominciare a tirare qualche conclusione importante (in effetti abbiamo
già affrontato fin qui argomenti decisamente interessanti e di rilievo, anche
se velati tra gli spazi “leggeri” delle premesse…)!
Sulla base di quanto
abbiamo scoperto, non vi pare che si possa dire che una canzone può essere
considerata, oltre che una buona compagna, anche un efficace “coach[1]”?
Rendiamo la questione
più limpida…
Quando andavamo a
scuola, per esempio, come facevamo a studiare per imparare le lezioni? Non
ripetevamo forse mille e più volte le stesse righe per memorizzare e farle
entrare dentro di noi? Altro esempio: Come abbiamo appreso dai nostri genitori
cos’è “giusto” e cosa non lo è negli anni della crescita (e non solo…)? Cosa è
“bene” e cosa no? E poi ancora: in che modo i pubblicitari si propongono di
rendere efficace un messaggio? La risposta per tutti è il tamburellante “du du du…na na na…” per “enne” volte!. E di esempi ce ne sono in abbondanza.
Certo…può sembrare “insensato”
accostare l’insegnamento di un genitore che ripete 100 volte di rifarsi il
letto al ritornello di una canzone che risuona nell’aria parole che “non ci
appartengono”, o al messaggio di un calciatore che in tv promuove gli effetti
fantastici di un dentifricio per i denti…ma è facile intuire quanto possano
essere simili alcuni degli effetti di queste comunicazioni.
Ovviamente ci sono
molte variabili in gioco che devono essere tenute in considerazione, oltre alla
pedissequa ripetizione di parole, frasi e concetti, per valutare l’efficacia di un “maestro”. Ad esempio, l’autorità
attribuita alla fonte e il grado di confidenza
che ci lega ad essa (arma ben sfruttata dai pubblicitari che utilizzano
personaggi famosi per stimolare il consumatore a emulare un modello attraente);
la sensazione di vicinanza, se ci
sentiamo sullo stesso piano di chi ci parla, se pensiamo di essere capiti, o se al contrario
percepiamo diversità e lontananza. Se riusciamo poi a comprendere il linguaggio e i veicoli attraverso i quali si propaga.
Tutti elementi che provocano certamente un effetto ben diverso sull’apprendimento.
Di fonti di
informazioni e di maestri è pieno il mondo!
Dobbiamo considerare
che quello che siamo, qui ed ora, è il frutto proprio di quanto abbiamo appreso dai maestri
incontrati in passato e successivamente messo in pratica.
[Conto sul fatto che ci si senta tutti
fondamentalmente delle “belle persone”. In una qualche misura contenti e
soddisfatti di quanto si è raggiunto fino ad oggi! Ma penso anche che più o
meno tutti desideriamo, partendo da chi siamo ora, poterci migliorare.]
Con una consapevolezza
in continua espansione, possiamo
scegliere sempre più accuratamente i
nostri maestri. E questo sarà fondamentale per
ESSERE domani quello che abbiamo appreso oggi!
ESSERE domani quello che abbiamo appreso oggi!
Il Maestro che viene proposto in queste
pagine è, si sarà capito, la Musica!
Abbiamo già avuto
modo di renderci conto di come funziona
il processo di apprendimento e di come lo si può gestire a nostro vantaggio.
In sintesi:
1. Prima di tutto ci deve essere la nostra disponibilità all’apertura! Si deve
accettare la possibilità di mettere in discussione le nostre attuali credenze.
2. È importante valutare
la fonte di informazione in base al grado che le si attribuisce di confidenza;
vicinanza; autorità; comprensibilità.
3. Sono fondamentali la partecipazione
diretta e il coinvolgimento
multisensoriale.
Saremo domani
quello che abbiamo imparato oggi!
[1]
Termine utilizzato ormai comunemente nel campo della crescita personale per
indicare la figura del “formatore”.
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