lunedì 20 febbraio 2017

Mario Rossi o... "Mario Netta"?! - Terza Parte








 Esempio pratico (i dati sono volutamente banalizzati e ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale…):

Punto vendita: Alimentari “X-Market”
Ø  Utente: Marco Rampin
Ø  Età: 38 anni;
Ø  Residenza: Venezia;
Ø  Occupazione: Impiegato;
Ø  Interessi: Lettura, sport, varie;
Ø  Frequenza media: una spesa per settimana;
Nei giorni:
·         sabato mattina 80%;
·         venerdì pomeriggio 20%;
Ø  Spesa media: € 100/settimana;
Ripartizione percentuale dei consumi per categoria:
Ø  Vita utile del prodotto:
·         Prodotti surgelati: 10%;
·         Prodotti freschi: 20%
·         Prodotti a breve scadenza: 40%;
·         Prodotti a lunga scadenza: 30%;
Ø  Gamma:
·         Prodotti di marca/alto di gamma: 20%;
·         Prodotti economici: 70%;
·         Prodotti scadenti/best-price: 10%;
Ø  Risposta alle stimolazioni:
·         Prodotti in promozione/volantino mensile: 50%;
·         Prodotti in promozione giornaliera: 30%;
·         Prodotti a prezzo pieno: 20%;
Ø  Logistica prodotti:
·         Prodotti in vetrina: 5%;
·         Testata di gondola[1]: 0%;
·         Prodotti nei totem (espositori): 0%;
·         Prodotti sugli scaffali
o   Primo ripiano (basso - poca visibilità): 35%;
o   Secondo ripiano (medio – alta visibilità e vicinanza del prodotto): 15%;
o   Terzo ripiano (alto – poca visibilità e difficoltà a raggiungere i prodotti): 35%;
·         Prodotti alle casse [2]: 0%;
·         Prodotti in corridoio (alta visibilità, alta frequenza passaggi): 10%;
Ø  Carrello:
·         Prodotti necessari (sempre presenti): pizza surgelata; cioccolata fondente; birra;
·         Prodotti esclusi (mai presenti): burro; latte; pane confezionato; cetrioli.

  Limitandoci ad un livello di informazioni abbastanza elementare come quello qui abbozzato, si può comunque creare un profilo utile del soggetto “Marco Rampin” e del paniere[3] dei suoi consumi.
  Per ottenere un vantaggio da queste informazioni saranno facilmente attuabili dal punto vendita (e/o dai fornitori dei beni) alcune semplicissime strategie. Un adeguamento dell’esposizione dei prodotti; la promozione di beni specifici e in generale la gestione dei prezzi; campagne promozionali in giorni mirati, in luoghi studiati del punto vendita e per prodotti con determinate caratteristiche.
  Per continuare con l’esempio pratico, alcune considerazioni sul consumatore esaminato possono essere le seguenti:
Ø  Frequenza concentrata in momenti specifici della settimana;
Ø  Predilezione per prodotti a breve scadenza e di fascia di prezzo media;
Ø  Attenzione alle promozioni e scarsa predisposizione per gli acquisti d’impulso;
Ø  Bassa risposta alle stimolazioni visive.
  E, alla luce di questo, una politica economica costruita sulla base dei dati raccolti potrebbe essere:
Ø  Campagne pubblicitarie e iniziative promozionali nel fine settimana;
Ø  Aumento di prezzo dei prodotti a breve scadenza e promozione spinta sui surgelati;
Ø  Diffusione capillare del volantino;
Ø  Comunicazioni (manifesti, brochure, ecc.) con approccio più razionale che emotivo;
Ø  Posizionamento dei prodotti col più elevato ritorno di guadagno nei settori con minore visibilità (parti del negozio meno a portata della vista come gli scaffali più alti e più bassi).
Ø  Aumento di prezzo sui prodotti sempre presenti nel carrello;
Ø  Crollo del prezzo sui prodotti mai acquistati (azione che concorre a far percepire il punto vendita come economico).
  Spero che l’approccio semplicistico di queste pagine, e di questo esempio, permetta di capire quanto sia facile “approfittare” delle informazioni per ottenere un immediato guadagno.
  Se passiamo ad analizzare la questione da un punto di vista “macroscopico”, cioè considerando non il singolo consumatore ma la massa dei clienti di un punto vendita, si sommano le statistiche estrapolate da tutte le cartelle e si delinea un prospetto dettagliato di quella che è la popolazione a cui si può rivolgere il produttore, il suo “target”…la domanda.

  [L’esempio di “Marco Rampin” probabilmente non è rappresentativo se associato ad una popolazione  “mediamente informata” (o forse sarebbe meglio dire “mediamente-disinformata”). Infatti di solito sono proprio i prodotti più “esposti”, quelli con la visibilità più spinta, ad essere poi acquistati. Io sono al corrente di come funzionano alcune formule di marketing per cui tendo a guardarmi intorno con occhio critico (a volte anche troppo, lo ammetto). Per fare un esempio banale, so che il prodotto più in vista è quello che garantisce al venditore il più elevato guadagno e tendo sistematicamente ad evitarlo (anche con una certa dose di pregiudizio che di per sé, me ne rendo conto, sarebbe da evitare!).]

  Analizzando l’insieme della popolazione si otterrà una serie di dati che porteranno a delle statistiche considerazioni e a delle conseguenti politiche economiche. Con un appropriato approccio di marketing è possibile in ogni caso stabilire una proficua linea di azione sulla base di informazioni che, purtroppo, spesso non ci rendiamo neanche conto di fornire.

  [Con l’illusione di farci amico il macellaio per strappargli uno sconto super-conveniente, gli sbandieriamo apertamente che adoriamo la sua mortadella e che non potremmo mai vivere senza…non stupiamoci se dopo un mese scopriremo che il prezzo della mortadella è inspiegabilmente aumentato…!
  E di macellai è pieno il mondo…]

E‘ significativo il fatto che prolifichino sempre più società specializzate nella raccolta, studio e vendita di “contatti”.

   Qualche altro trucchetto interessante da sapere per tagliare i fili che ci legano ai “burattinai”?!

  Rimanendo tra le corsie del supermercato, alcune tra le più comuni strategie applicate per ottenere il massimo guadagno sono:
Ø  Posizionamento dei prodotti in modo da far percorrere ai clienti il tragitto più lungo possibile, per essere sottoposti agli stimoli visivi di tutti i prodotti esposti. Ad esempio sistemando i beni di prima necessità in posti strategici come nelle zone prossime all’uscita o mescolati in scaffali non “coerenti” con il prodotto (ad esempio mettendo il sale in mezzo allo scaffale degli snack);
Ø  Esposizione strategica delle targhette dei prezzi. Il prezzo “reale” di un prodotto, quello che conta per davvero, non è infatti quello che vediamo stampato a caratteri cubitali, in grassetto sottolineato, sull’etichetta (della confezione o dello scaffale). Il valore economico del prodotto, che lo identifica e lo rende confrontabile con i prodotti concorrenti, è quello proporzionato alle sue dimensioni (€/Kg, €/l, ecc.), che viene comunemente “nascosto”, reso quasi invisibile e difficilmente identificabile;
Ø  Messaggi subliminali passati in diffusione (apparentemente per comunicazioni di servizio) che possono ad esempio spostare l’attenzione su uno specifico reparto o prodotto. Basti pensare, per rimanere ad un livello superficiale (quasi divertente), all’effetto inconscio che può provocare una banale comunicazione del tipo: “Serena al reparto surgelati”. Ricordiamo che il cervello funziona “a scatolette di memoria”, a settori dove inseriamo informazioni ed esperienze collegate le une alle altre. Se sentiamo parlare di “serenità” si mobilitano anche le vicine scatolette che contengono i ricordi di sensazioni piacevoli che proprio alla serenità sono associate. Il collegamento automatico che ne consegue è una sensazione di piacere legata alla scatoletta contenente i “surgelati”. Il nostro inconscio, pensando di portarci verso il “piacere”, farà quanto è in suo potere per guidarci verso…il reparto surgelati! Funzionano bene anche “Gaia, Gioia, Angelo, ecc.”. Poi pensiamo anche a frasi come “Marco è atteso al reparto caramelle” …più il nome è comune, più persone che si chiamano “Marco” si sentiranno letteralmente reclamare nell’una o nell’altra direzione, e lì saranno inconsciamente attratti;
Ø  Musiche con richiami (più o meno subliminali) a prodotti, ad esempio con un legame consolidato tra musica pubblicitaria e marchio/prodotto;
Ø  Sconti estremi su prodotti con un forte appeal per creare la convinzione dell’economicità del punto vendita (prodotti civetta). Spesso si tratta di prodotti la cui scadenza è abbastanza prossima o con difetti di produzione;
Ø  Pavimentazioni con materiali “rallentanti” (generano un marcato attrito con le rotelle dei carrelli) in zone dove è stato riscontrato uno scarso interesse della clientela;
Ø  Esistono programmi informatici, di cui dispongono i negozi più strutturati, che sono dotati di algoritmi che riescono a definire quali prodotti sono acquistati congiuntamente. Si riscontra ad esempio che nello stesso carrello/scontrino sono di frequente presenti contemporaneamente i prodotti “X” e “Y”. Viene quindi attratto il consumatore verso uno dei due prodotti, con politiche di prezzo che appaiono vantaggiose, massimizzando poi il profitto con il prodotto gemello;
Ø  Viene studiato l’andamento del flusso dei consumatori e associato alla scelta di specifici prodotti. Questo è possibile monitorando i passaggi dei clienti attraverso una combinazione di fotocellule poste all’interno del punto vendita. Viene definita una vera e propria mappa degli spostamenti e questa è poi intrecciata con le vendite. In questo modo si evidenziano i punti di interesse maggiormente attraenti, gli elementi di richiamo più efficaci, le zone meno frequentate, ecc. Alcune teorie (i più scettici potrebbero pensare che si tratti solamente di “leggende metropolitane”) ipotizzano che questo tipo di controllo sia messo in atto anche con l’utilizzo di telecamere (nascoste o quelle della sicurezza interna) in modo da arrivare addirittura a poter prevedere in anticipo quali spostamenti compirà uno specifico individuo.

  È decisamente interessante (direi illuminante) capire che, a conti fatti, le industrie più sviluppate, dopo aver effettuato studi come quelli sopra descritti, avviano un determinato business con una previsione estremamente precisa di quello che sarà il suo andamento. Si può arrivare a quantificare a priori, con un’ottima approssimazione, la quantità di prodotti/servizi che saranno venduti; “chi comprerà cosa”, dove e quando! Non è fantascienza.

  [E dal punto di vista della tutela della privacy queste dinamiche sono giustificate con l’ipocrita asserzione che il tutto viene messo in atto per fornire un servizio migliore nell’interesse del cliente. Per conformarsi alle sue esigenze. Lo so…vien da ridere!]





  Usciamo ora dai supermercati e guardiamoci un po’ intorno, cercando di aprire gli occhi e la mente con punti di vista e prospettive nuove. Vorrei che fosse chiaro che l’obiettivo di questo capitolo, come quello dell’intero lavoro, è quello di arrivare un po’ alla volta ad essere più liberi e più consapevoli di quanto non siamo stati finora! E, in questo senso, credo che queste pagine possano essere d’aiuto.

  [Evito di impantanare questo manuale con temi troppo legati alla politica pura e cerco di mantenermi su casi pratici e più legati alla sfera dell’economia, così che possiamo constatare, con l’aiuto del buonsenso, se i riscontri di quanto esposto influiscono davvero su quanto entra ed esce dalle nostre tasche.]


[1] Spazio espositivo situato all'estremità di una corsia, con una spinta visibilità.
[2] Beni secondari, per l’appagamento del cliente – “premio” autocelebrativo dopo la fatica della spesa – altissima visibilità, passaggio obbligato – tentazioni per acquisti di impulso dell’ultimo momento – attrazione per i bambini (disposizione di prodotti come caramelle e dolci fino ad altezze molto ridotte da terra).
[3] Insieme di prodotti.

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