venerdì 1 luglio 2016

Dirottatori d'orchestra




Quante volte mi sono sentito dire “si ma la vita poi è un’altra cosa…”.
Ad osservatori miopi risulta palese e stridente il contrasto tra molte delle teorie che germogliano in questo BLOG e i roveti in cui ci districhiamo a fatica tutti i giorni. Questo però non toglie credibilità alle teorie, semmai testimonia quanto viviamo in uno stato di ipnosi, disorientati e confusi con percezioni destabilizzate da stimoli che molto spesso non sono neanche reali.

[Per carità, io per primo non mi ritengo libero da condizionamenti e puro nelle percezioni… MAGARI FOSSE COSI’! Ma anche questa è un’occasione buona per ricordare e ribadire il concetto che CONOSCERE COME FUNZIONA IL MONDO E’ GIA’ DI PER SE’ META’ DELLA FATICA! Poi con calma, con piccoli passi e i tempi che occorrono, riusciremo a far incrociare sempre più spesso le strade del “CONOSCERE” e del “ESSERE”.]

Se ci rendiamo conto di essere attratti da “piaceri” che non derivano direttamente da bisogni essenziali dell’essere umano, allora molto probabilmente questi piaceri  sono il frutto di associazioni mentali indotte dall’addestramento che abbiamo ricevuto nel corso della nostra vita (a-destra…in riferimento al lato destro del nostro corpo - governato dall’emisfero cerebrale sinistro, al quale competono le funzioni di logica e del calcolo). 

Di esempi di “falsi piaceri” che ricerchiamo per soddisfare “finti bisogni” ce ne sono un’infinità, dal respirare fumo anziche aria pulita al dissetarsi con bevande aromatizzate o gasate invece che con “semplice” acqua al cibarsi con alimenti trattati artificialmente se non addirittura creati con modificazioni genetiche. Si può continuare l’elenco tirando in causa anche il bisogno primario legato alla necessità di procurarsi un riparo sicuro e la sua distorsione che può essere rappresentata dalla rincorsa a case sovradimensionate e arricchite di agi che, al di la delle apparenze, risultano poi costituire più spesso un peso piuttosto che un lusso.

Molti di questi esempi si riconducono a quello che può essere definito come “gusto”. Qualcuno potrebbe obiettare che ci si può dissetare tanto con acqua quanto con una cola, ci si può vestire tanto con dei jeans quanto con seta e organza… il punto è che
il gusto solo in origine ha una natura soggettiva, propria della singola persona e diversa da chiunque altro. Quando siamo sotto l’effetto dell’addestramento, del condizionamento da parte di agenti esterni, la mente trasmette le informazioni che riceve (e che col tempo sempre di più è disposta ad accettare e a ritenere veritiere) al nostro corpo, le sensazioni vengono quindi istruite in una determinata maniera. Per questo motivo, per mero esempio, quasi la totalità delle persone è convinta che una cola “è buona”, facendo perdere al gusto il suo carattere individuale. Abbiamo metabolizzato una grande quantità di istruzioni e il valore soggettivo del “gusto di una bevanda” è diventato un valore universalmente riconosciuto e accettato… è buona! ...o no?!

Mi viene in mente in questo momento una scena del film “Chi trova un amico trova un tesoro”, con il grande Bud Spencer e Terence Hill, quando i cattivi di turno (prima di prendersi un’adeguata razione di botte) offrono ad un indigeno, in un’isola lontana dalla “civiltà”, una lattina di una nota cola in cambio di informazioni su un tesoro nascosto. La spacciano per una preziosa moneta di scambio, una delizia, che però l’indigeno sorseggia appena per poi sputarla e lavarcisi i piedi! Esilarante… o no?!

Una mente libera da condizionamenti, messa di fronte a un bicchiere d’acqua e a uno di cola gentilmente offerta, cosa sceglierebbe?
Lo stesso dicasi per un paio di pantaloni neutri e comodi che si giocano la scena con l’ultimo modello di jeans strappati e stretti, una mela appena staccata dall’albero o una merendina confezionata… ecc..

Ci tengo a ribadire una volta di più che non si tratta di un catastrofistico j’accuse globale… si tratta semplicemente di un’ipotesi di visione del mondo con occhi diversi, magari più aperti.






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