Quante volte
mi sono sentito dire “si ma la vita poi è un’altra cosa…”.
Ad
osservatori miopi risulta palese e stridente il contrasto tra molte delle
teorie che germogliano in questo BLOG e i roveti in cui ci districhiamo a
fatica tutti i giorni. Questo però non toglie credibilità alle teorie, semmai
testimonia quanto viviamo in uno stato di ipnosi, disorientati e confusi con
percezioni destabilizzate da stimoli che molto spesso non sono neanche reali.
[Per carità,
io per primo non mi ritengo libero da condizionamenti e puro nelle percezioni…
MAGARI FOSSE COSI’! Ma anche questa è un’occasione buona per ricordare e
ribadire il concetto che CONOSCERE COME FUNZIONA IL MONDO E’ GIA’ DI PER SE’
META’ DELLA FATICA! Poi con calma, con piccoli passi e i tempi che occorrono,
riusciremo a far incrociare sempre più spesso le strade del “CONOSCERE” e del
“ESSERE”.]
Se ci
rendiamo conto di essere attratti da “piaceri” che non derivano direttamente da
bisogni essenziali dell’essere umano, allora molto probabilmente questi
piaceri sono il frutto di associazioni
mentali indotte dall’addestramento che abbiamo ricevuto nel corso della nostra
vita (a-destra…in riferimento al lato destro del nostro corpo - governato
dall’emisfero cerebrale sinistro, al quale competono le funzioni di logica e
del calcolo).
Di esempi di
“falsi piaceri” che ricerchiamo per soddisfare “finti bisogni” ce ne sono
un’infinità, dal respirare fumo anziche aria pulita al dissetarsi con bevande
aromatizzate o gasate invece che con “semplice” acqua al cibarsi con alimenti
trattati artificialmente se non addirittura creati con modificazioni genetiche.
Si può continuare l’elenco tirando in causa anche il bisogno primario legato
alla necessità di procurarsi un riparo sicuro e la sua distorsione che può
essere rappresentata dalla rincorsa a case sovradimensionate e arricchite di
agi che, al di la delle apparenze, risultano poi costituire più spesso un peso
piuttosto che un lusso.
Molti di
questi esempi si riconducono a quello che può essere definito come “gusto”.
Qualcuno potrebbe obiettare che ci si può dissetare tanto con acqua quanto con
una cola, ci si può vestire tanto con dei jeans quanto con seta e organza… il
punto è che
il gusto solo in origine ha una natura soggettiva, propria della singola persona e diversa da chiunque altro. Quando siamo sotto l’effetto dell’addestramento, del condizionamento da parte di agenti esterni, la mente trasmette le informazioni che riceve (e che col tempo sempre di più è disposta ad accettare e a ritenere veritiere) al nostro corpo, le sensazioni vengono quindi istruite in una determinata maniera. Per questo motivo, per mero esempio, quasi la totalità delle persone è convinta che una cola “è buona”, facendo perdere al gusto il suo carattere individuale. Abbiamo metabolizzato una grande quantità di istruzioni e il valore soggettivo del “gusto di una bevanda” è diventato un valore universalmente riconosciuto e accettato… è buona! ...o no?!
il gusto solo in origine ha una natura soggettiva, propria della singola persona e diversa da chiunque altro. Quando siamo sotto l’effetto dell’addestramento, del condizionamento da parte di agenti esterni, la mente trasmette le informazioni che riceve (e che col tempo sempre di più è disposta ad accettare e a ritenere veritiere) al nostro corpo, le sensazioni vengono quindi istruite in una determinata maniera. Per questo motivo, per mero esempio, quasi la totalità delle persone è convinta che una cola “è buona”, facendo perdere al gusto il suo carattere individuale. Abbiamo metabolizzato una grande quantità di istruzioni e il valore soggettivo del “gusto di una bevanda” è diventato un valore universalmente riconosciuto e accettato… è buona! ...o no?!
Mi viene in
mente in questo momento una scena del film “Chi trova un amico trova un
tesoro”, con il grande Bud Spencer e Terence Hill, quando i cattivi di turno
(prima di prendersi un’adeguata razione di botte) offrono ad un indigeno, in
un’isola lontana dalla “civiltà”, una lattina di una nota cola in cambio di
informazioni su un tesoro nascosto. La spacciano per una preziosa moneta di
scambio, una delizia, che però l’indigeno sorseggia appena per poi sputarla e
lavarcisi i piedi! Esilarante… o no?!
Una mente
libera da condizionamenti, messa di fronte a un bicchiere d’acqua e a uno di
cola gentilmente offerta, cosa sceglierebbe?
Lo stesso
dicasi per un paio di pantaloni neutri e comodi che si giocano la scena con
l’ultimo modello di jeans strappati e stretti, una mela appena staccata
dall’albero o una merendina confezionata… ecc..
Ci tengo a
ribadire una volta di più che non si tratta di un catastrofistico j’accuse
globale… si tratta semplicemente di un’ipotesi di visione del mondo con occhi
diversi, magari più aperti.

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