lunedì 7 settembre 2015

La Vita Canta – Prima Parte






  Detto questo, che cos’è “La Vita Canta” (o, più brevemente, “LVC”)?!

  Il progetto ha l’impegnativo, quanto stimolante, compito di divulgare e condividere concetti, conoscenza e informazioni che ho raccolto negli anni da numerose fonti, lontane e varie (maestri più o meno mimetizzati nell’ambiente attorno a me) e negli anni elaborate, metabolizzate e soprattutto vissute! Un mare di nozioni le cui acque sono salate di Consapevolezza.
  Il filo conduttore è la Musica, quale espressione Viva e tangibile delle vibrazioni dell’Universo. Ritratto sonoro dell’energia che ci circonda e che ci costituisce.
  Il “tutto-è-uno” vibra in un ondeggiare melodico! 

...la Vita in due parole?! Armonia Divina!

  La Vita è vibrazione e le vibrazioni sono Musica! Da qui trae ispirazione il disegno che voglio tracciare!


Il “tutto-è-uno” che vibra
in un ondeggiare melodico
è Armonia Divina!


  Passando ad un approccio più pratico, dopo essermi lasciato andare ad una pioggia di aforismi, penso che per far capire al volo le basi sulle quali si fonda “La Vita Canta” si possa partire lanciando nell’aria questa domanda, come una nota che, suonata in una grande sala vuota, riempie lo spazio e lo rende vivo: 

“Che canzone hai in testa in questo momento?!”

  In questo caso, come spesso accade nei percorsi di crescita personale, non è importante tanto la risposta, quanto la domanda stessa.
 
  Accendiamo il motore e ingraniamo la prima…
  C’è una canzone che gironzola tra i tuoi pensieri?
[Prenditi qualche istante per pensarci. Cerca di lasciare che i pensieri affollati nella tua testa si calmino dolcemente. Non è indispensabile che spariscano (ci vuole qualche anno di pratica meditativa per farlo con una certa rapidità…) ma basta che si adagino come sassolini sul fondo di un acquario.
  Esercizio (meditazione):
  Siediti comodo, possibilmente senza incrociare gambe o braccia…
  Chiudi gli occhi e fai 3 respiri profondi cercando di rilassare tutti i muscoli del tuo corpo…lasciati avvolgere come da un’onda leggera e tiepida che, ad ogni inspirazione, ti copre di serenità e pace. Ad ogni espirazione, si ritira portando con sé tutte le tensioni e i pensieri che ti disturbano.
  A questo punto immagina che la tua testa sia un acquario…raffigura i tuoi pensieri come dei sassolini colorati che vagano sparsi dappertutto, come se la bolla fosse stata agitata…
  Ora, respirando profondamente, pian piano senti e vedi che i sassolini scendono fino a rimanere immobili sul fondo…
  Ad ogni respiro (almeno 3) vanno sempre più giù fino a fermarsi lasciando l’acqua (la mente) quasi immobile, chiara, limpida…ci puoi vedere attraverso come se fosse un vetro!
  Fatto questo pensa alla prima canzone che ti viene in mente. Cerca di percepirla dentro di te. Va benissimo anche solo una melodia in lontananza…il classico “du du du…na na na…”…
  E con questo motivetto in testa fai un altro bel respiro profondo e lentamente riapri gli occhi…]


Che canzone hai in testa in questo momento?!


  Partiti! Proviamo ora ad accelerare e a goderci il rombo del motore!
 
  Seconda marcia…
  E’ illuminante rendersi conto che in molti momenti della nostra giornata ci sono canzoni, ritornelli o anche semplici “du du du…na na na…” che creano una sorta di colonna sonora dentro di noi!
  La mente, lo sappiamo bene, è costantemente impegnata da un certo numero di pensieri ai quali diamo più o meno carica. Questi rimangono “attivi”, in fase di elaborazione oppure in una sorta di inerte stand-by, ma comunque vivi. Quasi sempre uno di questi spazi è occupato da una canzone, una melodia!

  Terza marcia…
  Proseguiamo passando ora ad un livello emozionale. Pensiamo alle specifiche sensazioni che ci vengono trasmesse dalla musica, e cerchiamo di identificare quali reazioni ci provoca una canzone invece che un’altra o anche un particolare genere musicale.
  Pensiamo a come può punzecchiare l’intelletto un’opera classica; come ci può aprire il cuore una romantica ballata o come può aizzare i nostri spiriti ribelli un ruvido pezzo di protesta. Come può farci pulsare le membra una sinuosa samba brasiliana, farci viaggiare nello spazio il lamento rauco di una tromba jazz o come può mandare in circolo l’adrenalina l’ululato eccitato di un assolo di chitarra elettrica!
  Già solo con questo grado di consapevolezza sono facili da intuire la portata e la potenza della musica! Quanto spazio e quanta forza può avere un messaggio comunicato con vibrazioni e parole attraverso una canzone! E quanto può influire tutto questo su ciò che facciamo e su ciò che siamo!

  Quarta marcia…
  La scienza[1] ha dimostrato in tempi moderni che le vibrazioni delle particelle nello spazio, quindi anche le onde sonore, hanno un effetto morfogenetico sulla materia[2]. Modificano cioè la forma e la struttura della materia nel mondo fisico! Questo, per arrivare al sodo in tempi brevi (i dettagli arriveranno in seguito…), sta a significare che non solo una canzone ci può cambiare l’umore…ma può modificare fisicamente la nostra struttura molecolare (da qui le molto note applicazioni in ambito di musicoterapia)!!



[1] Non mi riferisco solamente alla comunità scientifica internazionale convenzionalmente intesa (che mantiene purtroppo un certo grado di sudditanza nei confronti degli esponenti del potere politico ed economico mondiale), ma all’insieme delle scoperte scientifiche empiricamente dimostrate e in qualche modo, più o meo ufficiale, divulgate.
[2] In realtà la storia è da sempre cosparsa di momenti e di personaggi che hanno segnato passi importanti per quanto riguarda gli studi sul suono e sulle vibrazioni.
Pitagora, ad esempio, sosteneva che "la geometria delle forme è musica solidificata”.
Galileo concepì studi poi elaborati e perfezionati tra gli altri dal musicista e fisico tedesco Ernst Chladni sulle “linee nodali del modo di vibrazione” (vedi “figure di Chladni” che mettono in stretta relazione il suono e la materia). Solo per citare i nomi più noti. Purtroppo però si trattava di argomentazioni fatte rientrare, all’epoca, più che altro nella sfera filosofica del sapere, senza quindi trovare l’appoggio della scienza ufficiale. In tempi più recenti si sono distinti, tra gli altri, gli studi di Hans Jenny (a lui si deve il termine “cimatica”) e gli esperimenti sulla “memoria dell’acqua” di Masaru Emoto.





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