lunedì 20 marzo 2017

Ipnosi e psicosi - Quarta Parte







  La confusione che destabilizza il soggetto, nel caso descritto nei post precedenti, è creata dalla carenza di informazioni sicure. Il bagaglio di conoscenze di un bambino è molto ridotto e le sue convinzioni, prima di diventare tali, sono soggette al filtro dell’approvazione dei “saggi” che lo circondano (in particolar modo i genitori, ovviamente). Nel momento in cui le sue fonti forniscono informazioni incoerenti si trova spiazzato ed è spinto a cercare delle conferme dall’esterno per qualcosa che non ha un suo spazio sicuro e definito dentro di lui. Se quello che ha sempre saputo si rivela “inconsistente”, la prima alternativa sostituibile che gli si presenterà
(specie nel primo lasso di tempo in cui si trova ancora spiazzato e incredulo) diventerà per lui molto attrattiva, uno scoglio al quale aggrapparsi in acque sconosciute. Magari poi si rivelerà essere solo un grumo di alghe che sprofonda appena sfiorato…ma è un rischio che non viene valutato se non quando ci si trova di nuovo con l’acqua alla gola.

  Si tratta di una storiella, un semplice aneddoto, certo. Può però rappresentare un esempio concreto di come funziona il meccanismo dell’indottrinamento, quindi del controllo.

  [È interessante constatare quanto sia molto più concretizzabile l’applicazione di tecniche di manipolazione in un’epoca storica come quella attuale, sconvolta costantemente da cambiamenti sociali, tecnologici, ambientali rapidissimi.
  Il progressismo globale porta l’essere umano ad essere molto più avvezzo al cambiamento, molto più abituato a vedere che le cose attorno a lui mutano. Cambiano le morali, i costumi, le dinamiche relazionali. Cambiano i bisogni, le emozioni. Cambia il modo di alimentarsi, di vestirsi, di rapportarsi con la natura, con le “cose” e con la spiritualità. Cambiano le malattie così come i gusti e le mode.
  Siamo perciò anche più predisposti ad accettare le novità e a mettere in dubbio quanto vissuto in passato per far spazio a qualcosa di alternativo e sconosciuto. Le “certezze” si costruiscono molto più rapidamente, e altrettanto velocemente vengono sgretolate sotto i colpi di nuovi input.
  Costruiamo il castello che governa il regno delle nostre convinzioni con carte da gioco e gomma da masticare.
  Solo 100, 150 anni fa sarebbe stato molto più difficile convincere un contadino che potesse esistere qualcosa di alternativo a quello che viveva, uguale a se stesso, giorno dopo giorno, per tutta la sua vita. Ed era molto più arduo scollarlo da princìpi dogmatici mai messi in discussione …(come le credenze religiose tramandate da decine di generazioni precedenti e sempre accettate come “verità assoluta”).
  Ora basta che un TG lanci un servizio sugli U.F.O. perché si sia disposti a valutare l’ipotesi che esistano gli alieni…!]

  Comunque…

  Possiamo essere più o meno giovani, bambini, adulti o anziani, quello che fa la differenza è quanto le informazioni che abbiamo appreso nella nostra vita possono essere considerate “certe”, quanto “probabili”, quanto “insicure”. Il grado di certezza non dipende ovviamente solo dall’età. Ci si può imbattere per tutta la vita in situazioni per noi nuove e sconosciute tornando in qualche modo ad essere “bambini”, in quel campo.
  Se poi perdiamo (o ci viene fatta perdere) la lucidità garantita dalla “logica”, dal pensiero razionale (ad esempio quando siamo sottoposti a stimolazioni ipnotiche), allora anche le convinzioni più salde possono perdere un po’ della loro stabilità e ci possiamo trasformare nel tempo in pezzetti di pongo pronti per essere modellati. Quando ci “risvegliamo” il nostro insieme di credenze è stato riprogrammato e saremo perfino pronti a giurare di aver visto a bordo strada, andando in ufficio, uno splendido esemplare di…capriolo con le mutande…?!

  [Non vorrei portare le argomentazioni a scadere nel “catastrofismo apocalittico” …sarebbe un po’ come fare uso del terrorismo psicologico come leva con lo scopo di condannare il …terrorismo psicologico!
  Però, visto l’obiettivo di essere più liberi, dobbiamo innanzitutto riconoscere le catene che ci tengono bloccati. Parlo perciò di queste in termini spesso categorici e fermi, privo della volontà di generalizzare e con lo scopo, prima di tutto, di aprire gli occhi. Poi ognuno sarà libero di vedere con un po’ di lucidità in più quello che lo circonda …e comportarsi di conseguenza secondo volontà.]


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