lunedì 13 marzo 2017

Ipnosi e psicosi - Terza Parte









  La parabola del capriolo con le mutande

 
  Per alleggerire la discussione, e anche perché sono sempre convinto (in realtà è un concetto ben provato da adeguati studi ed esperimenti) che sia molto utile associare ai concetti teorici anche delle immagini (visive o create con stimoli mentali), riporto qui un aneddoto realmente accaduto ad una coppia di amici, Sara e Alberto, e al loro figlioletto di 6 anni Giacomo.
  Non molto tempo fa hanno trascorso qualche giorno di vacanza in montagna, nella zona del Cadore, vicino al Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. È facile immaginare che, per un bambino di 6 anni, la prospettiva di lunghe e salutari passeggiate tra i boschi non sia allettante quanto magari un’oretta tra le giostrine di un allegro parco giochi. Sara e Alberto hanno così pensato di scongiurare il pericolo di pianti e lamentele continue stimolando la curiosità e le emozioni di Giacomo con il racconto dei meravigliosi avvistamenti di cui sarebbero stati protagonisti! Mastodontiche mucche, allegri somarelli e simpatiche marmotte saltellanti! Non hanno però ottenuto grandi risultati dovendo così ripiegare su qualcosa di più…intrigante! È stato in quel momento che Giacomo ha saputo che quelle montagne erano popolate dal famoso, quanto raro, “capriolo con le mutande”. Una sottospecie unica e divertentissima di caprioli che si distingue per il fatto che i suoi componenti, non si sa per quali ragioni, siano soliti indossare niente meno che un paio di comode mutande!
  Ora, un bambino di 6 anni è già “grande” abbastanza da aver formato la convinzione che gli animali che popolano la natura non hanno abitudini, usi e costumi, simili a quelli umani. Mai infatti indosserebbero stracci, cappelli, scarpe, borsette…figuriamoci le mutande! Il primo impatto con la notizia è stato, infatti, condizionato dalle conoscenze già acquisite nel tempo da Giacomo che si è dimostrato tanto divertito…quanto scettico.
  La cosa però non si è fermata lì.
Alberto ha pensato bene di strutturare lo scherzo in modo che Giacomo potesse essere coinvolto in una situazione che sfociasse nella sfera dell’”incredibile”, che tanto affascina i bambini assetati di nuovi input dalla Vita! Una volta in albergo, ha istruito di nascosto il cameriere che serviva la cena al loro tavolo pregandolo di confermare che la specialità della casa era lo squisito “spezzatino di capriolo con le mutande”! Così ha fatto! A quel punto Giacomo era ancora sostenuto da una lucida diffidenza…pur con l’imbarazzo creato dall’informazione che questa volta arrivava da uno sconosciuto che, in teoria, non aveva alcun motivo per mentirgli, o comunque per prenderlo in giro. Il cerchio si è chiuso una volta saliti nell’autobus che portava un gruppo di ospiti dell’albergo a un rifugio vicino. Sara ha scambiato quattro chiacchiere in segreto con i compagni di viaggio, degli anziani signori che, facile da immaginare, non vedevano l’ora di rallegrare l’ambiente con le risate frizzanti di un bambino. Tutti hanno solennemente confermato, sottolineando il concetto con le loro espressioni segnate da rughe in realtà molto più buffe che serie, che bisognava puntare attentamente i binocoli in direzione dei boschi per scorgere, se si era fortunati, il fantastico e caratteristico capriolo con le mutande! Una meraviglia da raccontare ai nipotini!
  Le solide basi che supportavano le certezze di Giacomo hanno così cominciato a cedere sotto i duri colpi delle informazioni che, dal mondo di fuori, si dirigevano verso una comune, seppur strana, direzione. Le fonti erano varie e in linea di massima attendibili. L’incredibile è diventato dapprima plausibile, e poi addirittura sostenibile!
  Come logica conseguenza di quanto vissuto in quei giorni, non sarà assurdo credere che Giacomo è stato perfino in grado, nel viaggio di ritorno, di scorgere tra le fronde degli alberi a bordo strada, un inconfondibile esemplare di “capriolo con le mutande”! Avvistamento adornato con grida di gioia e scintillio negli occhioni traboccanti d’orgoglio. Avventura da raccontare con autocompiacimento ai nonni una volta arrivato a casa, e ai compagni di scuola, tanto increduli quanto, a poco a poco…contagiati!

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