sabato 21 novembre 2015

Scibile… o impossibile! – Prima Parte






  Possiamo mettere ordine nella nostra Vita (nel caso in cui non andasse già tutto bene così com’è, ovviamente!). Se ci rendiamo conto che qualcosa non funziona, abbiamo i mezzi per riequilibrare la situazione e decidere di raggiungere i nostri obiettivi nel modo più adeguato.
  Ma cosa succede quando non siamo consapevoli di quello che ci succede?
  Per far capire dove voglio andare a parare riporto, con parole mie, un esempio interessante di come si può creare uno squilibrio senza rendersene conto. E’ una “storiella popolare”, se vogliamo, ma ha risvolti pratici che in questo contesto sono molto utili.
  Si tratta dell’ammaestramento degli elefanti. Quelli che vengono poi fatti esibire al circo, per intenderci. I cuccioli vengono legati da piccoli con una corda al collo in modo da mantenere una massimo distanza concentrica da un palo fissato nel terreno. Hanno la possibilità di muoversi all’interno dello spazio delimitato dalla lunghezza della corda, e non possono andare oltre. Con la crescita il principio rimane lo stesso e lo si può applicare, per forza di cose, solamente con una corda più grossa e un palo più grande. La conseguenza è la medesima, l’elefante si potrà muovere solo in uno spazio definito dall’ammaestratore e percepito, fisicamente, dalla tensione della corda fissata al palo. La situazione diventa interessante nel momento in cui la crescita dell’animale raggiunge il limite per cui non vi sono corde e pali di resistenza e dimensioni tali da poterlo tenere soggiogato. Il fatto è che, a quel punto, non ci sarà bisogno di una  forza fisica proporzionalmente amplificata. Il mastodonte ha ricevuto fin da piccolo delle informazioni che hanno definito nel tempo i suoi limiti. La leggera tensione di una minuscola corda per lui sarà ciò che basta per “sapere” di non potersi allontanare di un passo in più!
  [Interessante…
no?!]


  L’esempio del POST precedente (quello del fenicottero) rappresenta il caso di come si può mettere in atto un allenamento volontario e consapevole del pacchetto “pensare-e-agire”. Il secondo (dell’elefante) è invece il caso dell’ammaestramento inconsapevole ricevuto dall’esterno. Il pensiero che definisce l’agire è comunque “nostro” (l’elefante pensa di non potersi allontanare troppo), ma indotto da una convinzione forzata dall’esterno (e poi cementificata con l’abitudine).

  Si inserisce bene tra queste righe una riflessione di Einstein che riporto di seguito.


 “Una cosa è impossibile
fino a quando arriva uno che non lo sa…
 …e la fa.”
A.  Einstein






Nessun commento:

Posta un commento