Possiamo mettere ordine nella nostra Vita (nel caso in cui non
andasse già tutto bene così com’è, ovviamente!). Se ci rendiamo conto che
qualcosa non funziona, abbiamo i mezzi per riequilibrare
la situazione e decidere di raggiungere
i nostri obiettivi nel modo più
adeguato.
Ma cosa succede
quando non siamo consapevoli di
quello che ci succede?
Per far capire dove
voglio andare a parare riporto, con parole mie, un esempio interessante di come
si può creare uno squilibrio senza rendersene conto. E’ una “storiella
popolare”, se vogliamo, ma ha risvolti
pratici che in questo contesto sono
molto utili.
Si tratta
dell’ammaestramento degli elefanti. Quelli che vengono poi fatti esibire al
circo, per intenderci. I cuccioli vengono legati da piccoli con una corda al
collo in modo da mantenere una massimo distanza concentrica da un palo fissato
nel terreno. Hanno la possibilità di muoversi all’interno dello spazio
delimitato dalla lunghezza della corda, e non possono andare oltre. Con la
crescita il principio rimane lo stesso e lo si può applicare, per forza di
cose, solamente con una corda più grossa e un palo più grande. La conseguenza è
la medesima, l’elefante si potrà muovere solo in uno spazio definito
dall’ammaestratore e percepito, fisicamente, dalla tensione della corda fissata
al palo. La situazione diventa interessante nel momento in cui la crescita
dell’animale raggiunge il limite per cui non vi sono corde e pali di resistenza
e dimensioni tali da poterlo tenere soggiogato. Il fatto è che, a quel punto,
non ci sarà bisogno di una forza fisica
proporzionalmente amplificata. Il mastodonte ha ricevuto fin da piccolo delle
informazioni che hanno definito nel tempo i suoi limiti. La leggera tensione di
una minuscola corda per lui sarà ciò che basta per “sapere” di non potersi
allontanare di un passo in più!
L’esempio del POST
precedente (quello del fenicottero) rappresenta il caso di come si può mettere
in atto un allenamento volontario e consapevole del pacchetto
“pensare-e-agire”. Il secondo (dell’elefante) è invece il caso
dell’ammaestramento inconsapevole ricevuto dall’esterno. Il pensiero che
definisce l’agire è comunque “nostro” (l’elefante pensa di non potersi
allontanare troppo), ma indotto da una convinzione forzata dall’esterno (e poi
cementificata con l’abitudine).
Si inserisce bene tra
queste righe una riflessione di Einstein che riporto di seguito.
“Una cosa è impossibile
fino a quando arriva uno
che non lo sa…
…e la fa.”
A. Einstein
Nessun commento:
Posta un commento