lunedì 9 novembre 2015

Visualizzo…ergo sum! – Seconda Parte







  Come detto nel POST precedente, si tratta di una elaborazione pratica dei principi della programmazione neuro-linguistica che ho formulato quasi per caso (eufemismo...considerato che non credo nel “caso”…).



 
  È successo questo…
  Una mattina, traballante come la fiammella di una candela in balìa di un venticello spavaldo, ero intento a cercare un po’ di equilibrio, retto sulla sola gamba sinistra, per allacciarmi la scarpa del piede destro sollevato! Devo essere stato particolarmente assonnato (oltre che di fretta…) perché sono arrivato ad infastidirmi sbuffando incredulo per quanto tempo stavo perdendo e per quanto mi sentivo goffo. Ad un certo punto ho riappoggiato il piede a terra cercando di rilassare mente e corpo, che in quel momento erano abbastanza tesi, e ho fatto un respiro profondo…uno di quelli che sembrano quasi soffiare forte sui pensieri mettendoli a tacere e cancellando come un’onda sulla sabbia, i ricordi degli ultimi dieci secondi. Poi, serenamente, ho alzato di nuovo il piede destro, mi sono chinato verso la scarpa ed ho “parlato” a me stesso (il cosiddetto “dialogo interiore”[1]). Mi sono detto “devi stare in equilibrio!”, e, mentre lo dicevo, vivevo la sensazione della stabilità. Mi ero così infastidito per il fatto di non riuscire a fare una cosa così semplice e banale in fretta che mi ci son messo d’impegno!
  Pare scontato ora dire che in un battibaleno mi sono poi allacciato le scarpe senza indugi o balletti disordinati ma, anzi, con una fermezza e stile degni di un….fenicottero che si regge su una gamba sola!

  L’impegno nell’applicazione dell’esercizio si è ripetuto in alcune altre situazioni analoghe. Nello specifico ricordo di essermi ritrovato in una circostanza simile asciugandomi i piedi nella doccia (con l’aggravante del fondo scivoloso!) e poi facendo degli esercizi propriocettivi durante un allenamento in palestra (in equilibrio su una gamba sola poggiata su un attrezzo simile ad una palla sgonfia…utile per allenare la stabilità e rafforzare le caviglie, che per un pallavolista sono decisamente importanti!).
  Son tornato a ripetere le semplici fasi del RESPIRO PROFONDO, del DIALOGO INTERIORE e della SENSAZIONE VIVIDA DI STABILITA’. I risultati sono stati ottimi!
 

  Credo però di non essere stato ancora abbastanza convincente. E tantomeno mi sentivo convinto io, fino a quel momento, dell’efficacia di un esercizietto così “banale”. Poi però mi sono ricreduto…ed è successo
dopo essere caduto in moto! Niente di grave per fortuna…ma la mia Harley porta ancora i segni della mia guida incerta…
  Devo premettere che, fin da quando ho preso in mano la moto per la prima volta, ho sempre percepito una sensazione a pelle di “paura”. Mi sentivo incapace e instabile. Immaginavo di essere in moto e le sensazioni che queste “visioni” mi davano erano condite da panico! Poi sono appunto anche caduto…e le sensazioni si sono ancor più appesantite rendendo la gioia della motocicletta una triste constatazione che “non era cosa per me”…
  Illuminato dall’esperienza con i lacci delle scarpe, ho voluto provare a replicare “il paradigma del fenicottero” per cercare di sistemare i miei problemi con la moto! Ogni volta che mi veniva da pensare alla mia 883, e mi immaginavo in sella, ripetevo dentro di me con convinzione sempre più crescente: “equilibrio …equilibrio …equilibrio!”, e, quasi arrabbiato (o comunque con vigore), forzavo le immagini che si formavano nella mia mente in modo da vedermi procedere sicuro e stabile. La moto filava per la strada senza indugi e il ruggito del due cilindri era accompagnato da un costante “equilibrio …equilibrio …equilibrio!”.
  Risultato?! …ottimo! Pian piano sfiducia e disarmonia nei confronti della guida si sono dissolte per lasciare spazio a sensazioni di equilibrato godimento! Gradualmente le visioni che forzavo verso l’equilibrio nella mente hanno trasferito la loro efficacia sul piano pratico.
  C’è da aggiungere anche che le due fasi, quella di “paura” e quella di “godimento”, sono state accompagnate di pari passo da due distinti “periodi meccanici”…il primo costellato di problemi continui alla moto, la batteria mi ha abbandonato più volte, sono appunto caduto, dei pezzi non volevano saperne di rimanere al loro posto, ho acceso la moto un paio di volte a spinta (più di 230 kg la signorina!) …ho perfino perso il tappo del serbatoio in corsa! Il secondo periodo nel quale invece tutto era in ordine, la moto non ha più fatto i capricci e basta girare la chiave per sentirla…cantare! Non lo dico per portare l’acqua al mio mulino… ma perché son decisamente convinto che…nulla accade per caso! E che, ancora una volta, i nostri pensieri creano la realtà che ci circonda!
  Sembro forse ripetitivo? Certo che si! “equilibrio …equilibrio …equilibrio!”.




[1] La comunicazione che facciamo con noi stessi come se nella nostra testa ci fosse qualcuno che ci ascolta e interagisce.





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