Come detto nel POST precedente, si tratta di
una elaborazione pratica dei principi della programmazione neuro-linguistica
che ho formulato quasi per caso (eufemismo...considerato che non credo nel
“caso”…).
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È successo questo…
Una mattina, traballante come la fiammella di
una candela in balìa di un venticello spavaldo, ero intento a cercare un po’ di
equilibrio, retto sulla sola gamba sinistra, per allacciarmi la scarpa del
piede destro sollevato! Devo essere stato particolarmente assonnato (oltre che
di fretta…) perché sono arrivato ad infastidirmi sbuffando incredulo per quanto
tempo stavo perdendo e per quanto mi sentivo goffo. Ad un certo punto ho
riappoggiato il piede a terra cercando di rilassare mente e corpo, che in quel
momento erano abbastanza tesi, e ho fatto un respiro profondo…uno di quelli che
sembrano quasi soffiare forte sui pensieri mettendoli a tacere e cancellando
come un’onda sulla sabbia, i ricordi degli ultimi dieci secondi. Poi,
serenamente, ho alzato di nuovo il piede destro, mi sono chinato verso la
scarpa ed ho “parlato” a me stesso (il cosiddetto “dialogo interiore”[1]). Mi sono detto
“devi stare in equilibrio!”, e, mentre lo dicevo, vivevo la sensazione della
stabilità. Mi ero così infastidito per il fatto di non riuscire a fare una cosa
così semplice e banale in fretta che mi ci son messo d’impegno!
Pare scontato ora dire che in un battibaleno
mi sono poi allacciato le scarpe senza indugi o balletti disordinati ma, anzi,
con una fermezza e stile degni di un….fenicottero che si regge su una gamba
sola!
L’impegno nell’applicazione dell’esercizio si
è ripetuto in alcune altre situazioni analoghe. Nello specifico ricordo di
essermi ritrovato in una circostanza simile asciugandomi i piedi nella doccia
(con l’aggravante del fondo scivoloso!) e poi facendo degli esercizi
propriocettivi durante un allenamento in palestra (in equilibrio su una gamba
sola poggiata su un attrezzo simile ad una palla sgonfia…utile per allenare la
stabilità e rafforzare le caviglie, che per un pallavolista sono decisamente
importanti!).
Son tornato a ripetere le semplici fasi del RESPIRO PROFONDO, del DIALOGO INTERIORE e della SENSAZIONE VIVIDA DI STABILITA’. I
risultati sono stati ottimi!
Credo però di non essere stato ancora abbastanza convincente. E tantomeno mi sentivo convinto io, fino a quel momento, dell’efficacia di un esercizietto così “banale”. Poi però mi sono ricreduto…ed è successo
dopo essere caduto in moto! Niente di grave per fortuna…ma la mia Harley porta ancora i segni della mia guida incerta…
Devo premettere che, fin da quando ho preso
in mano la moto per la prima volta, ho sempre percepito una sensazione a pelle
di “paura”. Mi sentivo incapace e instabile. Immaginavo di essere in moto e le
sensazioni che queste “visioni” mi davano erano condite da panico! Poi sono appunto
anche caduto…e le sensazioni si sono ancor più appesantite rendendo la gioia
della motocicletta una triste constatazione che “non era cosa per me”…
Illuminato dall’esperienza con i lacci delle
scarpe, ho voluto provare a replicare “il paradigma del fenicottero” per
cercare di sistemare i miei problemi con la moto! Ogni volta che mi veniva da
pensare alla mia 883, e mi immaginavo in sella, ripetevo dentro di me con
convinzione sempre più crescente: “equilibrio
…equilibrio …equilibrio!”, e, quasi arrabbiato (o comunque con vigore),
forzavo le immagini che si formavano nella mia mente in modo da vedermi
procedere sicuro e stabile. La moto filava per la strada senza indugi e il
ruggito del due cilindri era accompagnato da un costante “equilibrio …equilibrio …equilibrio!”.
Risultato?! …ottimo! Pian piano sfiducia e
disarmonia nei confronti della guida si sono dissolte per lasciare spazio a
sensazioni di equilibrato godimento! Gradualmente le visioni che forzavo verso
l’equilibrio nella mente hanno trasferito la loro efficacia sul piano pratico.
C’è da aggiungere anche che le due fasi,
quella di “paura” e quella di “godimento”, sono state accompagnate di pari
passo da due distinti “periodi meccanici”…il primo costellato di problemi
continui alla moto, la batteria mi ha abbandonato più volte, sono appunto
caduto, dei pezzi non volevano saperne di rimanere al loro posto, ho acceso la
moto un paio di volte a spinta (più di 230 kg la signorina!) …ho perfino perso
il tappo del serbatoio in corsa! Il secondo periodo nel quale invece tutto era
in ordine, la moto non ha più fatto i capricci e basta girare la chiave per
sentirla…cantare! Non lo dico per portare l’acqua al mio mulino… ma perché son
decisamente convinto che…nulla accade per caso! E che, ancora una volta, i
nostri pensieri creano la realtà che ci circonda!
Sembro forse ripetitivo? Certo che si! “equilibrio …equilibrio …equilibrio!”.
[1]
La comunicazione che facciamo con noi stessi come se nella nostra testa ci
fosse qualcuno che ci ascolta e interagisce.

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