Parlando di “ipnosi” vien
subito da pensare al pendolo che oscilla addormentando un volontario tra il
pubblico durante lo spettacolo dell’illusionista di turno. O anche la classica scena
dello psicoterapeuta che addormenta un paziente steso sul divano di pelle
marrone per curarne i traumi emotivi (ipnosi
professionale[1]).
Cerchiamo di pensare qui all’ipnosi come
l’effetto di distorsione che subisce la nostra psiche ogni volta che viene
distolta dal “reale” e trasportata in uno stato di incoscienza, o
semi-incoscienza, e di privazione della consapevolezza. Scomodando l’etimologia stessa del termine,
la si può definire come un “sonno fisiologico”.
Subiamo continuamente delle “stimolazioni
ipnotiche”. Basta che i livelli di attenzione del nostro “Io-consapevole” siano
appena un po’ deboli, che subito una moltitudine di pendoli attorno a noi
cominciano a dondolare facendoci cadere in stati di trance di cui nemmeno ci accorgiamo.
C’è da dire che lo stato ipnotico non viene
raggiunto da tutti gli individui allo stesso modo, esiste un grado di
soggettività e una personale soglia di resistenza.
Poiché l’obiettivo di questo lavoro è, come ho
più volte ripetuto, quello di liberarci (almeno un po’) dalle catene che ci
limitano e che non ci permettono di essere “chi e come” realmente vogliamo, è
importante sapere che, nei frangenti in cui ci troviamo in uno stato di trance,
può capitare più facilmente di subire una “manipolazione” (psichica-mentale, ma
con possibili riflessi anche sulla sfera fisica-materiale) da parte di attori
esterni che ci portano a compiere gesti secondo la loro volontà (ipnosi relazionale[2]). In questa sede
non è tanto importante concentrarci su qualcuno che si diverte facendoci
incrociare le mani sopra la testa, quanto sulle alterazioni dell’equilibrio
psicofisico che possono portare un soggetto ad essere influenzato, anche in
modo rilevante, sulle sue percezioni, sulla definizione dei suoi bisogni e
orientamenti, sulla sua capacità, soprattutto, di distinguere il reale dal non-reale.
A facilitare questo
tipo di processo, e ad abbassare il livello di resistenza all’ipnosi, possono
concorrere delle situazioni contingenti temporanee, in particolar modo delle
alterazioni degli stati emotivi.
In primo luogo
l’essere umano è
destabilizzato, disorientato, quando prova sensazioni legate alla confusione e alla paura. Quando non è in grado di trovare all’interno delle sue
conoscenze un riscontro soddisfacente che lo faccia sentire “al sicuro” nella situazione
che sta vivendo, allora è predisposto ed aperto a ricevere dati dall’esterno
che possano sopperire a questa carenza informativa. E lo stesso avviene quando
si trova a vivere circostanze che gli fanno percepire uno stato di pericolo. Se
prova paura non “sperimenta”, non cerca una via d’uscita, non è libero ma
limitato e quasi “spento” in uno stato di stand by, di attesa che qualcuno
corra in suo aiuto. La faccia più sorridente (di una persona che, quindi, non
sta subendo la situazione) che gli si presenterà davanti avrà in dono la sua
fiducia! Si tratta, per certi versi, di una sorta di istinto di sopravvivenza.
Se siamo impauriti significa che non possiamo contare su noi stessi per essere
al sicuro nella situazione in cui ci troviamo; per “sopravvivere” ci affidiamo
quindi a chi, all’esterno di noi, ci sembra abbia le caratteristiche necessarie
per superare il pericolo.
[E se la situazione di pericolo fosse stata creata da
quella stessa persona?!]
Altra condizione che abbassa la soglia di
resistenza all’ipnosi è il grado di attenzione. Quanto siamo “svegli” e attivi,
consapevoli, o quanto invece possiamo essere “addormentati”, intontiti o
straniti, magari a fine giornata, dopo molte ore di lavoro, o impegnati a
smaltire un pasto abbondante o un’attività fisica troppo intensa.
Anche in questa circostanza la televisione si
presta ad essere un buon esempio per parlare di ciò che indebolisce l’uomo e lo
allontana dalla piena consapevolezza.
[Non è
mia intenzione condannare “la TV”, quello che rappresenta e quello che porta
alla società in tutto e per tutto. Ha anche degli aspetti e caratteristiche
positive! …il primo che mi viene in mente è il fatto di tornarmi utile per
parlare del controllo delle masse…! Sigh! ]
Quando infatti accendiamo il televisore,
magari adagiandoci comodamente sul divano dopo una dura giornata di lavoro trascorsa
accumulando tensioni, abbiamo l’automatica tendenza a rilassare corpo e mente
concedendo attimi di libera uscita alla consapevolezza. Ci rilassiamo e ci
sentiamo al sicuro, in un ambiente conosciuto e confortevole. È proprio in
queste condizioni che l’ipnosi trova il terreno più fertile. Lasciamo entrare
subdoli predoni a far razzie negli accampamenti delle nostre menti mentre
buonsenso, coscienza e consapevolezza beatamente riposano accanto al luccichio di
un’inconsistente immagine olografica proiettata nel monitor. L’attenzione è
sopita e l’inconscio, che in queste condizioni è dominante, non attinge al
catino della consapevolezza così che diamo il via libera a flussi di
informazioni che quasi ci rapiscono e ci riprogrammano.
Consideriamo inoltre quanto possa essere
efficace, come strumento di manipolazione, il televisore che, di per sé, è un “oggetto”,
non un interlocutore vero e proprio. Si è in presenza di un flusso di
informazioni unidirezionale, dalla tv all’osservatore, senza possibilità di
“ribattere”, contestare o comunque chiedere spiegazioni di alcun tipo. In
presenza di un televisore acceso le interazioni interpersonali tendono ad
essere annullate (si pensi a quanto spesso succede che, pur con tante persone
in una stanza, sia proprio la tv l’unica a “parlare”) e l’uomo diventa come un
computer che sta aggiornando il suo sistema operativo con un pacchetto di file
che viene scaricato in automatico ogni volta che impugniamo il telecomando.
[Alcuni esempi di
momenti in cui una persona si trova in queste condizioni, di paura, confusione
e inconsapevolezza, sono quelli che abbiamo avuto già modo di considerare
parlando delle pubblicità ingannevoli e dei messaggi destabilizzanti propagati spesso
dai mezzi di comunicazione di massa (come le “informazioni” dall’impronta
palesemente terrorizzante dei notiziari, o messaggi pubblicitari confusi e
“strani”, difficili da concepire, con associazioni verbali o di immagini insensate
a rigor di logica ).
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