giovedì 2 marzo 2017

Ipnosi e psicosi - Prima Parte












Parlando di “ipnosi” vien subito da pensare al pendolo che oscilla addormentando un volontario tra il pubblico durante lo spettacolo dell’illusionista di turno. O anche la classica scena dello psicoterapeuta che addormenta un paziente steso sul divano di pelle marrone per curarne i traumi emotivi (ipnosi professionale[1]).
  Cerchiamo di pensare qui all’ipnosi come l’effetto di distorsione che subisce la nostra psiche ogni volta che viene distolta dal “reale” e trasportata in uno stato di incoscienza, o semi-incoscienza, e di privazione della consapevolezza.  Scomodando l’etimologia stessa del termine, la si può definire come un “sonno fisiologico”.

  Subiamo continuamente delle “stimolazioni ipnotiche”. Basta che i livelli di attenzione del nostro “Io-consapevole” siano appena un po’ deboli, che subito una moltitudine di pendoli attorno a noi cominciano a dondolare facendoci cadere in stati di trance di cui nemmeno ci accorgiamo.
  C’è da dire che lo stato ipnotico non viene raggiunto da tutti gli individui allo stesso modo, esiste un grado di soggettività e una personale soglia di resistenza.

  Poiché l’obiettivo di questo lavoro è, come ho più volte ripetuto, quello di liberarci (almeno un po’) dalle catene che ci limitano e che non ci permettono di essere “chi e come” realmente vogliamo, è importante sapere che, nei frangenti in cui ci troviamo in uno stato di trance, può capitare più facilmente di subire una “manipolazione” (psichica-mentale, ma con possibili riflessi anche sulla sfera fisica-materiale) da parte di attori esterni che ci portano a compiere gesti secondo la loro volontà (ipnosi relazionale[2]). In questa sede non è tanto importante concentrarci su qualcuno che si diverte facendoci incrociare le mani sopra la testa, quanto sulle alterazioni dell’equilibrio psicofisico che possono portare un soggetto ad essere influenzato, anche in modo rilevante, sulle sue percezioni, sulla definizione dei suoi bisogni e orientamenti, sulla sua capacità, soprattutto, di distinguere il reale dal non-reale.

 

A facilitare questo tipo di processo, e ad abbassare il livello di resistenza all’ipnosi, possono concorrere delle situazioni contingenti temporanee, in particolar modo delle alterazioni degli stati emotivi.
  In primo luogo 

l’essere umano è destabilizzato, disorientato, quando prova sensazioni legate alla confusione e alla paura. Quando non è in grado di trovare all’interno delle sue conoscenze un riscontro soddisfacente che lo faccia sentire “al sicuro” nella situazione che sta vivendo, allora è predisposto ed aperto a ricevere dati dall’esterno che possano sopperire a questa carenza informativa. E lo stesso avviene quando si trova a vivere circostanze che gli fanno percepire uno stato di pericolo. Se prova paura non “sperimenta”, non cerca una via d’uscita, non è libero ma limitato e quasi “spento” in uno stato di stand by, di attesa che qualcuno corra in suo aiuto. La faccia più sorridente (di una persona che, quindi, non sta subendo la situazione) che gli si presenterà davanti avrà in dono la sua fiducia! Si tratta, per certi versi, di una sorta di istinto di sopravvivenza. Se siamo impauriti significa che non possiamo contare su noi stessi per essere al sicuro nella situazione in cui ci troviamo; per “sopravvivere” ci affidiamo quindi a chi, all’esterno di noi, ci sembra abbia le caratteristiche necessarie per superare il pericolo.

[E se la situazione di pericolo fosse stata creata da quella stessa persona?!]

  Altra condizione che abbassa la soglia di resistenza all’ipnosi è il grado di attenzione. Quanto siamo “svegli” e attivi, consapevoli, o quanto invece possiamo essere “addormentati”, intontiti o straniti, magari a fine giornata, dopo molte ore di lavoro, o impegnati a smaltire un pasto abbondante o un’attività fisica troppo intensa.



  Anche in questa circostanza la televisione si presta ad essere un buon esempio per parlare di ciò che indebolisce l’uomo e lo allontana dalla piena consapevolezza.

  [Non è mia intenzione condannare “la TV”, quello che rappresenta e quello che porta alla società in tutto e per tutto. Ha anche degli aspetti e caratteristiche positive! …il primo che mi viene in mente è il fatto di tornarmi utile per parlare del controllo delle masse…! Sigh! ]
  Quando infatti accendiamo il televisore, magari adagiandoci comodamente sul divano dopo una dura giornata di lavoro trascorsa accumulando tensioni, abbiamo l’automatica tendenza a rilassare corpo e mente concedendo attimi di libera uscita alla consapevolezza. Ci rilassiamo e ci sentiamo al sicuro, in un ambiente conosciuto e confortevole. È proprio in queste condizioni che l’ipnosi trova il terreno più fertile. Lasciamo entrare subdoli predoni a far razzie negli accampamenti delle nostre menti mentre buonsenso, coscienza e consapevolezza beatamente riposano accanto al luccichio di un’inconsistente immagine olografica proiettata nel monitor. L’attenzione è sopita e l’inconscio, che in queste condizioni è dominante, non attinge al catino della consapevolezza così che diamo il via libera a flussi di informazioni che quasi ci rapiscono e ci riprogrammano.
  Consideriamo inoltre quanto possa essere efficace, come strumento di manipolazione, il televisore che, di per sé, è un “oggetto”, non un interlocutore vero e proprio. Si è in presenza di un flusso di informazioni unidirezionale, dalla tv all’osservatore, senza possibilità di “ribattere”, contestare o comunque chiedere spiegazioni di alcun tipo. In presenza di un televisore acceso le interazioni interpersonali tendono ad essere annullate (si pensi a quanto spesso succede che, pur con tante persone in una stanza, sia proprio la tv l’unica a “parlare”) e l’uomo diventa come un computer che sta aggiornando il suo sistema operativo con un pacchetto di file che viene scaricato in automatico ogni volta che impugniamo il telecomando.

  [Alcuni esempi di momenti in cui una persona si trova in queste condizioni, di paura, confusione e inconsapevolezza, sono quelli che abbiamo avuto già modo di considerare parlando delle pubblicità ingannevoli e dei messaggi destabilizzanti propagati spesso dai mezzi di comunicazione di massa (come le “informazioni” dall’impronta palesemente terrorizzante dei notiziari, o messaggi pubblicitari confusi e “strani”, difficili da concepire, con associazioni verbali o di immagini insensate a rigor di logica ).
 



[1] Indotta da un operatore su un soggetto consapevole e consenziente.
[2] Tecniche comunicative che possono indurre uno stato ipnotico più o meno profondo in persone facilmente influenzabili. Le parti possono essere attori nel processo a vari gradi consapevoli/consenzienti.


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